E quando a Londra, con 12 ore di viaggio ancora davanti per arrivare ad Hong Kong, l'aereo parte pure in direzione "sbagliata" (gli aerei da Heathrow decollano verso Ovest), mi dico: "Cominciamo bene!". 12 ore di fila di volo non le ho mai fatte, e in effetti sono tante. Certo c'é l'eccitazione del viaggio, la consapevolezza di iniziare qualcosa di inusuale, di andare incontro ad un'avventura e soprattutto di avere la possibilitá di conoscere un mondo nuovo, ma 12 ore sono comunque, oggettivamente, 12 ore. A bordo c'é la possibilitá di vedere i film sul display del sedile davanti; ne vedi uno e poi guardi l'ora: ancora 10 ore. Ok, mi dico, ci vuole pazienza. E allora passo alla lettura - ho portato il libro The Poincare Conjecture di Donal O'Shea, giá letto per piú di metá, e sono determinato a darci dentro - del resto se non leggo quando sono in vacanza, quando sennó? Leggo finché posso (l'argomento non é dei piú leggeri - in ultima analisi si parla di quali sono le possibili forme dell'Universo), ma l'orologio, inesorabile, mi dice che mancano ancora 9 ore. A bordo dormono quasi tutti ma io, sull'aereo, a dormire proprio non ci riesco[1]. Sono quei rari momenti della vita in cui il tempo passa piú lentamente di quanto vorresti: nella stragrande maggioranza dei casi il tempo vola via troppo velocemente. Mai, che mi ricordi, il tempo é scorso esattamente alla velocitá desiderata
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E quando ti capitano situazioni come queste, vista la loro raritá, ti senti perso. Vai alla toilette anche se non ne hai bisogno, inizi a divagare col pensiero, ti poni problemi che non esistono, etc. Alla fine, in un modo o nell'altro, le ore passano e si atterra a Hong Kong!
- ^In compenso ho un amico che riece a dormire anche sugli autobus che, senza piú ammortizzatori, fanno le strade a lastroni di cemento armato: quando una volta abbiamo viaggiato insieme negli Stati Uniti lui arrivava sempre riposato, io con le occhiaie fino al mento.