mi raggiunge di corsa una delle signore dell'ufficio turistico, che ormai mi ero lasciato indietro per diverse centinaia di metri. Ha in mano una mappa e con il poco fiato che le é rimasto in corpo mi dice che ha finalmente trovato la mappa in Inglese e me la consegna.
La prima metá della salita la faccio da solo, cosí posso concentrarmi sui luoghi di interesse lungo il percorso come il Red Gate Palace:

e il Doumu Palace:

Faccio anche la deviazione verso la valle dove ci sono le iscrizioni su pietra:
A tratti il percorso offre sorprese come questa:
e soprattutto questa:
Mentre mi chiedo cosa possa essere, incontro alcuni ragazzi che stanno salendo. Di essi alcuni parlano un po' di Inglese. Mi spiegano che quei nastri vanno messi in testa mentre si sale la montagna sacra. Non faccio in tempo ad aprire bocca che me ne hanno comprato uno e me lo hanno annodato intorno al capo. Non contenti insistono per farmi una foto con la mia fotocamera:
Sono simpaticissimi e la loro simpatia é contagiosa: proseguiremo il viaggio insieme fino in cima e mi offrono pure il pranzo a metá strada. Insisto, imbarazzato, per pagare ma mi dicono che siccome sono straniero e loro Cinesi, devo essere considerato un ospite.
Ecco due dei ragazzi:
Sono di Qingdao, una bella cittá sempre dello Shandong caratteristica per il suo passato di concessione tedesca, di cui sono rimasti l'architettura e la miglior birra cinese, la Tsingtao appunto (il nome é quello della cittá, scritto secondo la romanizzazione Chinese Postal Map Romanization). Purtroppo la cittá é un po' fuori mano rispetto al mio itinerario quindi non riusciró a visitarla. Nel 2008 ospiterá le regate di vela delle Olimpiadi.
Intanto, salendo, giungiamo alla Porta di Mezzo verso il Paradiso:
da cui inizia la parte piú ostica del percorso:
Una curiositá del Tai Shan é la quota inscritta, di tanto in tanto, in uno dei gradini del percorso:
Arrivati alla Porta Sud verso il Paradiso:

il piú é fatto e attraverso la bellissima Tian Jie:

si arriva finalmente in cima, anch'essa punteggiata di luoghi sacri:

L'atmosfera di questa montagna é veramente particolare: si "sente" la grande storia di questo luogo, scalato anche da diversi imperatori in cerca della legittimazione divina al loro regno.
Vedo una grande pietra con una scritta che ovviamente non comprendo, e intorno un'oceano di visitatori che si accalca per scattare una foto. I miei nuovi amici mi dicono che la pietra ha una grande importanza, anche se non riesco a capire il perché, e cosí eccomi immortalato accanto ad essa:
Purtroppo i ragazzi, essendo un po' stanchi, scendono con la funivia, quindi ci dividiamo. Mi capita, durante la discesa, di essere fermato da persone cinesi che mi chiedono (a gesti) se mi va di fare una fotografia. Questa é una cosa che ad uno straniero puó capitare sovente in Cina, e a me stesso succederá diverse altre volte nel corso del viaggio. All'inizio io pensavo che volessero che io facessi loro una foto ma poi mi sono accorto che vogliono chiederti se vuoi fare una foto insieme!! E quando, ovviamente, dici che non c'e' problema, sono felici come una Pasqua.
E visto che ormai é passato un po' di tempo dal mio arrivo in Cina, cerchiamo di affrontare alcuni luoghi comuni che spesso si sentono da noi in Europa sui Cinesi:
- Sono gialli: falso. Hanno mediamente il colorito un po' piú scuro del nostro, ma non sono affatto gialli. Per le donne é considerato segno di bellezza avere la pelle chiara e cosí talvolta si vedono in giro con l'ombrello per ripararsi dal sole.
- Sono bassi: in media sí, sono un po' piú bassi di noi, ma non tanto. E le eccezioni non mancano: basti pensare a Yao Ming
- Mangiano con i bastoncini ma si stanno adeguando a forchetta, coltello e cucchiaio: vera la prima, falsa la seconda. Qui si usano i bastoncini e basta, esiste un cucchiaio di forma strana ma forchetta e coltello non li ho visti.
- Non ingrasseranno mai perché a mangiare con i bastoncini si fa fatica e ci si stufa presto: falso. Dovreste vedere come sono veloci a mangiare con i bastoncini - uno spettacolo!
- Usano la 'l' invece della 'r': vero. Proprio non ci riescono a dire la r. E per loro dire 'Carlo' é una tortura.
- Sono in tanti: vero. Nelle cittá della costa orientale che ho appena visitato l'affollamento é impressionante e lo si vede per strada, sui mezzi pubblici, dappertutto insomma.
- Sono tutti uguali: falso. Anche ad un occhio poco allenato alle fisionomie orientali come il mio si vede subito la differenza fra di loro. L'unico tratto veramente in comune sono i capelli scuri e dritti (a istrice), per il resto ci sono differenze nel naso (a patata o dritto, mai comunque adunco come il mio), negli zigomi, nel colore degli occhi (castano o nero) e nelle labbra (carnose stile Lillie Gruber ma senza silicone, normali, sottili).
- Usano il Cinese ma si adegueranno presto all'Inglese: falso. Semmai sta succedendo il contrario: nelle ex-colonie (Hong Kong e Macau) il cinese é giá la prima lingua. Inoltre, come per noi é molto difficile imparare le lingue orientali (Cinese, Giapponese, Coreano), cosí per loro é molto difficile imparare quelle occidentali. Infine, bisogna ricordare che i Cinesi non hanno nemmeno una loro unitá linguistica: ogni parte della Cina parla la sua lingua - credo che prima di tutto debbano imparare a parlare tutti la stessa lingua. Il governo ci prova (ufficialmente il Mandarino, il cinese di Pechino, é la lingua della Cina), ma le differenze rimangono. É possibile che l'Inglese si affermerá come lingua del business, ma non ne sono sicuro.
- Non amano gli animali perché mangiano la carne di cane. Questa a me sembra una delle tante falsitá che la nostra stampa riporta sulla Cina (e non solo sulla Cina: parlare male di un paese straniero fa sensazione e quindi fa vendere i giornali, e non si corre il rischio di finire in tribunale come invece succederebbe se si parlasse male di qualche personaggio locale - quindi il gioco vale la candela). Innanzittutto la carne di cane in Cina si mangia solo in regioni limitate e, all'interno di queste regioni, costituisce piú una raritá che una norma. In tutto il mio viaggio non mi é mai capitato non solo di mangiarla, ma nemmeno di vederla nei menú o in vendita nei negozi. Aggiungo che ho visto cani coccolati e portati a spasso a Shanghai, Beijing, Chengdu e in molti altri posti. E finisco con una considerazione: da noi non si mangia forse la carne di cavallo? E il cavallo non é forse un animale altrettanto intelligente e sensibile del cane? E allora, da che pulpito predichiamo agli altri?
»Mentre cammino in cittá, per curiositá, riguardo il biglietto d'ingresso al Tai Shan e vedo che include una forma di assicurazione i cui termini sono fortunatamente scritti anche in Inglese. E cosí sorrido leggendo che "The insurance company is to pay...the insurance money to the policy holder for deformity or death caused by unexpected injury and medical expenses needed", come se le spese mediche fossero, insieme alla "unexpected injury", una delle cause di "deformity or death". Spero non sia un lapsus freudiano che rivela la reale qualitá della sanitá cinese
.
Fortunatamente la traduzione inglese dice anche "In case of ambiguous (?!) between Chinese version and English version, Chinese version shall prevail" - spero solo che la versione cinese sia migliore
.
E mentre cammino tranquillo sui marciapiedi ogni tassista che passa mi suona il clacson, pensando che io abbia bisogno di un passaggio. Anche questa é una scena che si ripeterá innumerevoli volte nel mio viaggio. Ma che strano modo di fare: nella mia mentalitá, se ho bisogno di un taxi, sono io che lo chiamo. Quí invece viene considerato normale suonare in continuazione solo per questo. Alcuni addirittura si fermano, e continuano a suonare finché non gli dici esplicitamente che NON vuoi il taxi. Nel caso specifico io il taxi ce l'ho bisogno perché la stazione é troppo lontana per andarci a piedi. Continuo a camminare finché non passa un tassista educato che non mi suona il clacson: lo fermo e andiamo alla stazione
.
»Alla sera ho il treno per Beijing. Solita ressa alla stazione, solito treno strapieno. Ma sono stato comunque fortunato a trovare posto. Perché in Cina il sistema dei biglietti é veramente strano, per essere gentili. Se devi andare da A a B in treno, il biglietto lo puoi fare solo da A. Se stai viaggiando, come me, questo diventa un problema enorme: arrivo in una cittá per rimanervi talvolta anche un solo giorno, e solo allora posso fare il biglietto per la tratta successiva. Ma potrebbe essere troppo tardi, perché a quel punto il treno potrebbe giá essere esaurito. Ma come é possibile? Tutto il sistema é computerizzato, perché questa incredibile limitazione? Quando ho viaggiato in Russia nel 2005 riuscivo a fare, da qualunque posto, il biglietto per treni che partissero da qualunque altro posto (e sí che la Russia é grande!), e con quanti giorni di anticipo volevo. Possibile che in Cina non riescano a fare una cosa cosí semplice? La cosa rimane tuttora un mistero, quando ho chiesto mi é stato risposto testualmente "Sappiamo che questo é un grosso problema delle ferrovie cinesi", che di per sé non significa nulla.
Ma i treni notturni sono buoni:
le luci vengono spente presto e in genere si riesce a dormire. A meno che nel tuo scompartimento non capiti il rompiballe. Funziona cosí: alle 3 del mattino ti svegli di soprassalto, senti rumori e urla strazianti e pensi che stia succedendo il finimondo sul vagone. Invece no, é il tizio del letto di sotto che, con un dispositivo portatile, sta guardando la scena violenta di un film. Ovviamente senza auricolari. Anche i telefonini talvolta ci si mettono di mezzo, e piú in generale si ha la chiara impressione che non ci sia alcuna attenzione a non disturbare gli altri.