. Tutte definizioni ad effetto che hanno il solo scopo di "vendere" una città. A Suzhou ci sono i canali, è vero, e alcuni sono anche carini, con i ponticelli in pietra, ma Suzhou è anche una città da 5 milioni di abitanti, con viali ampi e trafficati e un'economia in grande crescita. Non è brutta, per carità, ma a Venezia non assomiglia per niente.
Il Museo della Seta è gradevole: illustra la storia di questo materiale, i cui segreti la Cina è riuscita a nascondere al resto del mondo per oltre 3000 anni. E la Via della Seta, illustrata da questo bassorilievo:
era il percorso (ma in realtà ne esistevano diversi, sia per mare che per terra) attraverso cui questo materiale arrivava in Occidente, già dai tempi dell'Impero Romano.
Dicevo dei canali: ce ne sono diversi:


la vista è bella, ma non sono proprio pulitissimi, per dirla con un eufemismo (ecco, in questo Suzhou assomiglia a Venezia
).
Riesco a visitare un paio di giardini: il Giardino dell'Umile Amministratore:


e il Giardino del Maestro delle Reti:

Il primo è grande ed è probabilmente il più famoso. Il secondo è piccolo ma straordinariamente armonioso. Grazie a tecniche "illusionistiche" come questa:
riesce a dare l'idea di spazio e profondità.
I giardini cinesi sono molto diversi da come noi intendiamo i giardini, e sono composti da molti elementi: rocce, laghi, padiglioni in legno, fiori e alberi. »All'ora di punta ho modo di vedere l'enorme traffico nelle strade della città: Al ritorno alla stazione, sulla piazza, c'è una squadra di operai che sta facendo dei lavori. Intorno si forma una grande folla e questi che lavorano, lavorano, lavorano, con una velocità e un'abilità eccezionali (stanno posando dei tubi dell'acqua in verticale con una piccola ruspa e altre persone aiutano a mano muovendo il palo della trivella). E ho come l'impressione che la presenza degli "spettatori" sia uno stimolo per i lavoratori a fare di più e meglio, e allo stesso tempo la bravura e l'impegno dei lavoratori attiri sempre più persone, in una spirale positiva che mette al centro il lavoro come un valore. Interessante. E certamente impossibile da vedere, ai giorni nostri, dalle nostre parti.